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La nostra salute dipende da noi, dalle nostre scelte, dalle nostre consapevolezze.

Chi di noi conosce davvero il proprio corpo e i meccanismi raffinati con cui questa macchina funziona?

Il nostro organismo è un kosmos perfetto, ma spesso il suo ordine viene sovvertito da un’alimentazione inappropriata e da uno stile di vita minato da stress, sofferenze, preoccupazioni, e sempre più distante dal corpo e dalle sue esigenze.

La medicina ayurvedica, l’antica medicina indiana, ci invita all’opposto: ad ascoltare il corpo e i suoi bisogni, siano essi fisici o psichici e risveglia la nostra attenzione a capire noi stessi e a comprendere per quale motivo qualcosa ci piace e qualcos’altro invece ci destabilizza.

A capire che noi siamo l’unione di corpo e mente, e che sono fattori fisiologici e psicologici a determinare chi siamo, le nostre malattie, le nostre debolezze e i nostri punti di forza.

Un tempo, chi varcava la porta dell’oracolo di Delfi in Grecia, leggeva: conosci te stesso.

Famosissimo aforisma, eppure così poco applicato.

Perchè non proviamo a farlo? Perchè non dare a noi stessi una possibilità?

Non è mai tardi per cominciare a stare bene!

 

La filosofia ayurvedica

Il significato dell’Ayurveda (Ayus=lunga vita, longevità e Veda= scienza innata) è già implicito nel suo nome: scienza della lunga vita, metodo per vivere a lungo.

Di fatto, apprendere gli insegnamenti di questa antica medicina significa percepire la vita nella sua totalità (corpo, mente, spirito) e approcciarsi ad uno stile di vita capace di mantenerci in salute, forti e vitali fino allo spegnimento naturale e dolce della nostra vitalità.

Come?

Con l’alimentazione adatta a noi.

Nel classificare il cibo l’Ayurveda non giudica o fa distinzioni di merito: non esiste un cibo “buono” o “cattivo”, esiste semplicemente il cibo adatto a ciascuno di noi. Come fondamento di tutte le terapie curative l’Ayurveda consiglia una dieta adatta: senza il cibo adatto nessun trattamento di guarigione può avere efficacia. Solo conoscendo la natura del cibo, cioè la prevalenza degli elementi (aria, acqua, terra, fuoco, etere) e delle qualità di cui è composto, si può scegliere il cibo più adatto alla propria natura.

Non solo, la medicina Ayurvedica pone l’enfasi sui cibi naturali, sui cibi cresciuti in armonia con la natura, maturati naturalmente, cucinati nella maniera giusta e con il giusto atteggiamento amorevole. Risveglia la nostra attenzione sui metodi di cottura che usiamo, sui contenitori in cui conserviamo il cibo, sulla coscienza e l’attenzione che riponiamo nel momento in cui mangiamo. L’Ayurveda fornisce i parametri per comprendere tutto ciò e fare del cibo la prima e la più importante forma di medicina.

Dosha ed elementi

Per entrare nel vivo della filosofia ayurvedica occorre conoscere e capire bene che cosa sono i tre Dosha, il ruolo dei cinque elementi e dei sapori.

Che cosa sono i tre Dosha?

I tre Dosha, Vata-Pitta-Kapha, sono gli “ingredienti” essenziali della costituzione di ciascun individuo.

In sostanza sono tre temperamenti: nevrotico (vata), focoso (pitta) e torpido-viscerale (kapha).

La nostra costituzione, secondo la medicina ayurvedica, è determinata dalla miscela di questi tre temperamenti. Quello dominante gestisce il comportamento della persona, gli altri restano in subordine, ma si manifestano comunque, anche se in maniera più lieve.

Ogni Dosha gestisce svariate funzioni fisiologiche e metaboliche del corpo.

  • Vata: sistema nervoso, la pelle, la respirazione, l’intestino, la peristalsi, l’evacuazione.
  • Pitta: muscoli, sistema digestivo, metabolismo, reazioni immunitarie.
  • Kapha: tessuto adiposo, le pulsioni fondamentali (dormire, mangiare, riposare).

Possiamo dire che una persona è un Vata, un Pitta o un Kapha, in base a quale dei tre Dosha emerge nella sua prima modalità di agire o reagire (un Pitta sarà focoso e impulsivo, un Vata invece sarà più mentale, un Kapha sarà più viscerale).

Di cosa sono fatti i Dosha?

I Dosha sono costituiti dai cinque elementi: aria, acqua, terra, fuoco, etere.

Attraverso gli elementi e le loro caratteristiche noi riusciamo a capire meglio i Dosha e ad entrarvi in profondità.

I cinque elementi sono anche collegati al cibo, ai sapori e a ai nostri sensi (ogni elemento è collegato ad una facoltà sensoriale).

Per cui è facile capire che secondo l’Ayurveda è proprio grazie a quello che mangiamo che potremo riuscire a controllare i tre dosha e di conseguenza il nostro temperamento.

Ogni sapore agisce e stimola in maniera diversa la digestione del cibo e i tre Dosha, quindi i nostri temperamenti.

Nell’Ayurveda si parla di sei sapori:

  • dolce
  • amaro
  • salato
  • piccante
  • astringente
  • aspro/acido

 

Il sapore dolce e salato stimola la digestione orale;

il sapore acido stimola la digestione dello stomaco;

il sapore piccante, astringente e amaro stimolano la digestione dell’intestino (tenue e crasso).

I sapori del mese di novembre

VERDURA E FRUTTA CHE AUMENTA VATA (quindi aumentano elemento aria ed etere: occhio ad intestino, sistema nervoso e articolazioni!)

VERZA- CAVOLFIORE- BROCCOLO- CAVOLINI -CAVOLO NERO: V + P- K-

crucifere

Dolci e astringenti.

Sono leggeri, essiccanti, depurativi del fegato e del sangue. Sono molto nutrienti.

La medicina ayurvedica conosce il cavolo da secoli e in Oriente è da sempre apprezzato e utilizzato, non solo in cucina. In realtà, anche le nostre nonne erano informate sulle virtù di cavoli, cavolini e cavolfiori, che usavano come rimedi per salute e bellezza: irritazioni, dermatiti, acne e perfino cellulite.

Era anche considerato un ottimo antidoto contro i malanni delle vie aeree, come tosse e bronchite (in questo caso, si preparava uno sciroppo con il suo succo). Infatti, il cavolo è ricco di sostanze preziose. In alcuni casi, può risultare difficile da digerire, meglio quindi consumarlo cotto.

Cavoli, cavolfiori, cavolini e broccoli sono verdure energetiche ma, a causa della loro “freddezza”, sono sconsigliate alle persone di costituzione Vata, perchè aggravano il dosha, mentre sono benefiche per gli individui di costituzione Pitta e Kapha.

Il noto e “infernale” odore che il cavolo produce durante la cottura, è dovuto alla formazione di composti solforati (zolfo) utilissimi alla depurazione del fegato.

VERDURA E FRUTTA CHE AUMENTA PITTA: la frutta e verdura di questo periodo aumenta in generale il dosha pitta, ovvero il fuoco digestivo e l’elemento fuoco. Cosa fondamentale per non aggravare il dosha Vata, protagonista della stagione invernale e di qualità FREDDO E SECCO):

CACHI V- P+ K-

cachi novembre

I cachi aiutano a sciogliere il catarro e a rafforzare l’energia digestiva, sono molto adatti quando abbiamo la tosse per alleviarla.

Conoscete la radice di loto?

La radice di loto è benefica per i polmoni, è molto salutare per i tessuti polmonari e aiuta ad alleviare la tosse grassa. Un rimedio naturale consigliato sia dall’Ayurveda che dalla macrobiotica.

PERA.V-P-K+

pera sapore novembre

Dolce. Fredda. Qualità simili alla mela anche se più dolce e meno astringente. La pera è nutriente, lassativa, tonificante, febbrifuga e ottima contro la tosse. Particolarmente indicata per i polmoni. E’ consigliato l’uso di spezie come cannella, zenzero, cardamomo e chiodi di garofano.

CAROTA.V-P+K-

carota sapore novembre

Dolce e pungente, leggermente calda. Il succo può aggravare Vata per la sua natura più fredda e può essere difficile da digerire perchè è più dolce. Diuretica, antisettica e stimolante, favorisce la circolazione e la produzione di sangue. Ottima per edema, epatite cronica e itterizia.

CASTAGNA V- P+ K-

La castagna è un alimento molto generoso con la nostra salute, ecco tre speciali benefici:

E’ un ottimo rigenerante psico-fisico naturale
Ha un effetto anti-infiammatorio ed espettorante per questo è sedativa della tosse.
Il decotto di castagne è un astringente intestinale e serve quando l’intestino è troppo attivo e poco solido.

  • Attenzione se:
    Chi soffre di colite ne dovrebbe mangiare con moderazione
  • Un aiuto in autunno e inverno:
    Insomma la castagna è un ricostituente capace di sostenerci in un periodo dell’anno come l’inverno, in cui il freddo e la diminuzione delle ore di luce possono aumentare la stanchezza e indebolire il sistema immunitario

POMPELMO V- P + K-

Acido e leggermente caldo, favorisce l’eliminazione di kapha dal sistema. Stimolante, espettorante e astringente, aiuta la digestione degli zuccheri e dei grassi e favorisce la riduzione del peso. Stimola la produzione di enzimi nel fegato e nel pancreas. Ottimo al mattino.

NEUTRI, OVVERO ADATTI A TUTTI I DOSHA

PATATA. V ° P ° K °

patata sapore novembre

Dolce, astringente, fredda. Diuretica, sedativa e tonificante, è adatta a tutti e tre i dosha ma, in eccesso, può aggravare Vata e Pitta. E’ forse il vegetale più nutriente, da forza e vigore, blocca la diarrea e migliora l’assorbimento. A volte può essere difficile da digerire a causa delle qualità di pesantezza e secchezza. Cotte a vapore o in forma di purea sono ottime per Vata, mentre Kapha dovrebbe consumarle cotte al forno.

MELOGRANO V°P°K°

Dolce, astringente e acido, riequilibra tutti e tre i dosha. Freddo. Se molto dolce è ottimo per trattare Pitta. E’ il miglior succo di frutta in assoluto: depura sangue e bile, è astringente, emostatico, migliora la produzione di sangue, è ottimo in caso di calcoli, iperacidità, febbre, malaria, dissenteria e diarrea.

E in inverno cosa consiglia l’Ayurveda?

Come sempre ogni dosha dovrà seguire consigli su misura, ma in generale occorre mangiare cibi di colore rosso, che attivano il nostro sangue impedendo pericolosi ristagni! Tra questi anche un ottimo vin brulè è gradito!

Torneremo su questo con un articolo dedicato al mese di dicembre!